02 – Il Ricettivo

Ricettività. Il vocabolario Treccani riporta come secondo significato: «2. Che è atto a ricevere in sé, accogliere e assimilare, elementi, fattori, stimoli esterni: un allievo dotato di grande o di scarsa capacità r.; avere una memoria molto r., un’intelligenza più r. che creativa

Negli I-Ching corrisponde al secondo esagramma, e viene definito come: «Il Ricettivo è l’esagramma opposto al Creativo, ed è, allo stesso modo, un responso di ottimo auspicio. Esso rappresenta la Terra, che ospita tutte le cose e le nutre con calma, placidamente. Rappresenta la passività, intesa non come inattività totale, ma come riflessione: farsi trasportare dalla corrente degli eventi, essere capaci di sostenere tutte le cose con pacatezza e gentilezza.

L’Oracolo, quindi, consiglia al richiedente di essere placido, di subire le azioni positive, di “essere in pace” e di farsi guidare dagli altri e muoversi nei loro confronti con la giusta dedizione.

Il risultato di questo (non) agire sarà di certo estremamente positivo.»

Al solito, come possiamo vedere, una sola parola può dare vita a significati molto diversi, più o meno asciutte come definizioni, più o meno interpretabili.

Quest’ultima possibilità, è più frutto di una caratteristica particolare delle lingue, ossia il fatto che parole singole possano avere significati multipli a seconda del contesto in cui vengono utilizzate; ma di norma per quanto diversi, sono sempre significati non tanto diversi uno dall’altro.

Poi, chiaramente, sta a noi decidere quale significato vogliamo dare alla parola nel contesto in cui la usiamo, una chiacchierata, una frase letta, un racconto scritto e così via.

Come ormai avrete capito, ho la tendenza ad usare le parole per focalizzare le mia meditazioni giornaliere. E dal meditare sulla ricettività, sono arrivato a questi risultati.

Secondo la mentalità occidentale l’essere ricettivi, di solito, viene visto come una cosa negativa. Si considera una persona ricettiva una persona passiva, che si fa vincere da quello che altre persone o altre situazioni ci pongono davanti alla strada che stiamo percorrendo. La persona ricettiva in questo contesto è presa poco sul serio, viene considerata una persona incapace di dare un proprio contributo a qualsiasi situazione, questo perché la persona ricettiva e in grado solo di assimilare, subire, interiorizzare solo concetti di altri. Come se non avesse una capacità propria di generare pensieri, considerazione, decisioni.

Trovo questa definizione piuttosto fuorviante: che per altri settori della vita, non credo esistano persone totalmente fatte in un modo o nell’altra. Sarebbe davvero terribile che chi sia in grado di assimilare un concetto da un’altra persona, non sia poi capace di produrre un proprio pensiero elaborato sul pensiero assimilato poc’anzi.

Sarebbe una violazione aperta di un concetto, su cui io, baso la mia intera esistenza: la dualità. Sono di origine cattolica, nel senso che i miei lo erano e, come era consuetudine, hanno cercato di impormi la loro stessa religione. Come quasi sempre, con tutti, non ha funzionato: un concetto così profondo come una religione, una filosofia o addirittura una totale assenza di entrambi, non può essere imposta: o pianti il seme della curiosità, trovando un concime che alimenti con risposte, di giorno in giorno le curiosità, ed i dubbi, generati dal concetto,  oppure questo avvizzisce e muore. È una lezione che ho imparato su me stesso e l’ho imparata guardandomi in giro nel tempo, sia da giovane che da adulto.

Chiaramente da giovane non vuoi far sentire i tuoi genitori come degli inetti perché sono stati incapaci di inculcarti quella che per loro è una ragione di vita, e di conseguenza menti facendo finta di seguire quel credo, almeno finché crescendo affermi te stesso e quindi anche la tua ricerca di una qualche forma di verità, non dico universale, ma che almeno sappia rispondere alle domande che tu stesso ti poni durante la crescita.

Ed è in questa fase, secondo me, che l’essere ricettivi ha una grandissima importanza: essere capace di assimilare diverse ideologie, culture, mentalità è fondamentale per trovare, o quanto meno arrivare vicini a, qualcosa che sappia dare le risposte che cerchiamo.

Ma essere ricettivi non vuol dire assolutamente, essere come una spugna: non dobbiamo assorbire tutto quello che leggiamo, o ci viene detto; dobbiamo capire, intendere, mettere a confronto con le nostre esigenze e le altre idee, che apprenderemo affrontato gli stessi dubbii seguendo un’altra filosofia, religione o quello che sia.

Guai a prendere tutto quello che leggiamo come assoluto: in particolare modo per quanto riguarda religioni e filosofie. Dobbiamo sempre ricordare che chi ha scritto quello che stiamo leggendo, o é una persona che vive quella mentalità e quindi da per scontato che quello sia il metodo giusto, e tutti gli altri son sbagliati, oppure è qualcuno che semplicemente studia quel soggetto, e quindi riporta in modo freddo e calcolato i fatti; se va bene lo fa in modo oggettivo, se va male lo farà cerando di far pendere l’ago della bilancia vero quello che lui crede sia giusto in modo assoluto.

Sta a noi, in seconda istanza, essere ricettivi, e quindi dopo aver analizzato i pro ed i contro di ciò che abbiamo letto e decidere, di conseguenza, se farne una cosa nostra o meno. Do per scontato che comunque esiste sempre la possibilità di trovare, in un secondo tempo, qualcosa che ci soddisfi ancora di più quindi non do per scontato, mai, che ciò che ho deciso essere la filosofia o la religione che più mi si adatta sia quella definitiva. D’altronde il mondo è in continuo mutamente e noi con esso: nulla è mai definitivo, nulla è mai sedimentato al punto che da non poter essere mai più smosso.

Io non so, voi, come siate arrivati alla vostra religione o filosofia di vita, ma in questo paese immagino che le situazioni base siano sempre solo due:

  • La vostra famiglia è di una certa religione e voi siete stati indottrinati a quella via, ed alla fin fine, vi sta bene così. Sebbene questo di solito porti ad una vita religiosa/filosofica vissuta più per abitudine, che che per presa di coscienza: le cose sono sempre state così: perché cambiare?
  • La vostra famiglia non era religiosa: ad un certo punto vi siete posti dei dubbi, e spesso più per comodità che per altro, la religione cattolica rispondeva alle vostre domande. Non avete sondato, studiato, analizzato altro per cui siete diventati cattolici. Anche qui di solito è una vita vissuta più che altro di riti ciclici vissuti come abitudine, senza un verso senso profondo di soddisfazione interiore.

Poi ci sono tutti gli altri: gli atei per noia, i non credenti per paura di cosa verrà dopo, gli estremisti religiosi, così convinti che la propria religione/filosofia sia quella giusta, che addirittura, chi non la pensa come loro, è un nemico da combattere.

Insomma è facile cadere in estremismi quando si parla di religione o filosofie. È facile cadere nella situazione in cui voi avete ragione, per ragione divina, e gli altri no. Il problema è che chi vive questo tipo di vita, come i quotidiani spesso ci ricordano, sono facili vittime di predicatori della domenica, come li chiamo io. Sono convinto che i predicatori violenti ed animosi verso le altre religioni in realtà abbiano altri, serissimi, problemi nella loro vita, e cercando di scordarli proponendo come vera e giusta una lotta verso chi non la pensa come loro. Tanto che volutamente travisano quelli che sono i loro testi sacri di riferimento, cercando giustificazione in testi scritti per una società di millenni fa, e quindi poco attinenti alla nostra vita quotidiana negli anni 2000.

Guardiamo con sospetto tutti quelli che credono in un pantheon di divinità varie, scordandoci che fino ad un paio di millenni fa, noi stessi consideravamo il pantheon di divinità una cosa normale è giusta. Viviamo condannando chi è diverso, quando in passato il folle era considerato sacro propri per la sua rarità. Abbiamo perso, nel passaggio degli anni, il senso vero delle parole che sono scritte in quel testo che molti usano come scudo; la bibbia, e comunque dimenticando che sono testi scritti per essere comprensibili a persone di tempi diversi, con conoscenze scientifiche molto ridotte rispetto a noi: insomma un testo scritto per un contadino del 10 d.c non si può pensare che leggendolo, lo interpretiamo come quel contadino ora nel 2017!!

D’altronde si deve ricordare, cosa che dovrebbe essere ricordata accuratamente, che la religione ctistiana/cattolica non è frutto di una evoluzione naturale consequenziale alla vita di Gesù Cristo, ma piuttosto frutto di un programma impostato dal Concilio di Micenea ed altri concilii successivi. L’accenno più antico ai quattro vangeli canonici si ha probabilmente nel 150 in Giustino[34], cui segue Ireneo di Lione[35][36], che sviluppa la sua teoria sul canone verso il 180[37], fino ad Origene, intorno alla fine del II secolo[38]. Il maggiore impulso a questo processo si ebbe probabilmente a Roma, dove nel 140 era presente Marcione, anche se l’Asia Minore ebbe comunque, verosimilmente, un ruolo rilevante (Fonte: WikiPidia).

Insomma la religione cattolica sicuramente è frutto di uno studio, nel senso di studio su come indirizzare e gestire i fedeli, tutt’altro che naturale evoluzione dellae cosae di per se.

Non voglio criticare nessuno, cerco solo di far capire che se uno vuole davvero essere cosciente di una fede, che decide di abbracciare, questo richiede tempo, studio e pazienza affinché la nostra ricettività non sia, alla fin fine, indotta e non frutto di studio e scelta.

Resta comunque un fatto incontestabile: nella mentalità occidentale una persona ricettiva viene spesso tacciata di essere debole, sottomessa e facile da portare al proprio fianco. In altre culture, anche molto più antiche, invece, la ricettività viene vista come una cosa positiva non va in contrapposizione, ma si bilancia con la creatività. Il fatto stesso che bilanci qualcosa d’altro viene considerato positivo e non certo un mero frutto dell’adattarsi dell’individuo alle pressioni dalle consuetudini.

Io preferisco vedere la ricettività in questo secondo modo: studiare, analizzare e capire le cose che hanno una grande importanza per noi, sfuggendo al facile rischio che la creatività ci porti a costruirci qualcosa di tagliato su misura, ma che in realtà non esista: è reale solo per noi che l’abbiamo creata, a nostro uso e consumo.

Voi siete religiosi o lo siete diventati, ed in entrambi i casi: lo siete per scelta?

 

 

 

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