03 – Iniziare (la difficoltà di…)

 

Quanto è difficile per un umano medio, iniziare qualcosa? Escludendo i bimbi, per cui tutto accade come una ruota che gira, e che quindi, per loro, difficilmente esiste la fine di qualcosa e l’inizio di un qualcos’altro: per loro la vita è un movimento continuo senza soluzione di continuità.

Ma per noi adulti? Quante volte abbiamo detto: «domani inizio questa cosa» per poi, non dico immancabilmente, ma quasi, non iniziarla mai?

Cosa spinge un essere umano a procrastinare, nel tempo, continuamente qualcosa di, davvero nuovo, spesso, molto spesso, troppo spesso?

Il problema è più legato al fatto di non sapere esattamente come andrà a finire quella cosa che vogliamo iniziare.

Credo, soprattutto, che ciò che ci impedisca fondamentalmente di avviare qualcosa di nuovo, sia più la paura della novità, che la cosa stessa da iniziare.

Si torna al solito discorso: la paura di ciò che non conosciamo. In questo caso la paura è riferita, come spesso capita, a una cosa di cui non conosciamo il progredire, e come sempre, non sapere cosa succederà in futuro, ci spaventa.

Negli I-Ching, questa situazione viene definita dell’esagramma numero tre: «La difficoltà iniziale». 

Questo breve titolo, che altro non è che l’incipit dell’esagramma stesso, alla fin fine rappresenta il concetto di cui si è parlato finora. La vita è piena di situazioni il cui svolgersi, per noi, è sconosciuto, sicuramente quanto meno il 90% delle situazioni, che ci apprestiamo ad affrontare per la prima volta, sono situazioni di cui non conosciamo il divenire, questo proprio perché stiamo iniziando.

Ed è proprio in quel iniziare che sta tutta la problematica: iniziare, in quasi tutte le lingue, sta ad indicare l’avvio di qualcosa che non facevamo prima; la conseguenza è che spesso ne abbiamo paura. 

Possiamo raccontarci che abbiamo paura dell’ignoto, che non siamo certi che, quello che vogliamo iniziare, sia la cosa giusta da fare, che esperienze precedenti ci hanno portato a diffidare di situazioni nuove; sono tutte giustificazioni che diamo, soprattutto a noi stessi, per poterci dare una ragione del perché abbiamo tanta paura di avviare qualcosa di nuovo.

È così difficile alla fin fine, cominciare qualcosa? Direi di sì, specialmente se, con il processo del cominciare, comprendiamo anche il procedimento di analisi e valutazione che abbiamo eseguito, per poter arrivare a decidere di iniziare questa nuova cosa.

Chiariamo il concetto di nuova cosa: una cosa nuova può essere qualcosa che, davvero, non abbiamo mai fatto, oppure che abbiamo in passato già provato a fare, ma che per i motivi più vari, abbiamo abbandonato. 

Ammettere la nostra sconfitta, come nell’ultimo questo caso, non è una cosa facile: possiamo raccontare agli altri che è stata una sconfitta significativa, nel senso che ci ha insegnato qualcosa, ma la realtà resta nel fatto, che ammettere di essere stati sconfitti, su qualcosa per la quale abbiamo consumato energie nel pensarci, studiarci, progettarlo ed eseguirlo, non è una cosa facile per nessuno: men che meno da ammettere a noi stessi.

Allora che si fa? Non si inizia mai nulla? Sarebbe assurdo!! Si deve accettare il rischio che quello che stiamo per iniziare, innanzi tutto non è detto che richieda solo quello che abbiamo programmato, inteso come consumo di energie, ma più di tutto va considerato che ciò che iniziamo potrebbe sviluppare in qualcosa che si discosta molto a quello che avevamo in mente quando ci abbiamo pensato!

Possiamo programmare, come iniziare, quando iniziare e possiamo anche programmare con chi farlo, ma questo non comporta che le cose andranno come noi le abbiamo programmate: anzi state pur certi che le cose prenderanno sicuramente un’altra piega, o direzione.

Ed è poi un così grande male? Direi di no: iniziare implica affrontare l’ignoto; affrontare le sfide che questa novità ci porrà lungo il cammino, accettando le difficoltà del dover imparare altre cose nuove per poter raggiungere la nostra meta prestabilita: non ho ancora conosciuto nessuno che abbia iniziato qualcosa e che tutto sia andato, come lui avesse programmato.

Non per nulla una delle interpretazioni del terzo esagramma degli I-Ching definisce proprio la difficoltà nell’iniziare: iniziare richiede nuove energie, rispetto alla vita quotidiana, indipendentemente che si parli di lavoro o di svago.  Iniziare richiede, anche, la capacità di gestire il nuovo impegno, se si parla di lavoro viene indicato che, dare disposizioni a chi ci aiuta, rende l’inizio molto più fluente, più dolce e meno affaticante; ma non bisogna cadere nel rischio opposto: delegare tutto è un modo silenzioso di dire questa cosa alla fin fine non mi interessa davvero, meglio rifilarla a qualcun altro! 

Capite bene che se si parte con questo atteggiamento, non si andrà molto lontano con la nostra novità. Esistono poi cose che si possono avviare e che non possono essere demandate ad aiutanti, mi viene in mente, così su due piedi, disegnare, scrivere, scolpire e molte altre attività amanuensi che coinvolgono l’arte in genere; e comunque iniziare qualcosa con l’idea di demandare tutto a terzi soggetti, non è un iniziare a mio parere; e solo un modo elegante di rifilare ad altri quello che noi dovremmo fare.

Se si decide di iniziare qualcosa allora deve essere qualcosa che coinvolge noi stessi in prima persona. Ci saranno delle difficoltà, sicuramente, ma non vorremo mica arrenderci al primo problema vero? Sarebbe davvero meschino abbandonare un nuovo progetto solo perché si è presentato un singolo problema.

Un esempio pratico? Un conoscente mi disse che erano anni che aveva in mente di scrivere un romanzo. Ok, direte voi, è una cosa che a quasi tutti è passata per la testa nella propria vita, ma vi rammento che si può anche scrivere un romanzo anche solo per il gusto di scriverlo: non è prescritto dal medico che esso debba essere un best seller e che debba essere pubblicato e tradotto in 50 lingue diverse. Gli dissi che se questa idea continuava a venirgli in mente, forse era il caso di dare corpo alla cosa. Cosi mi disse che lo avrebbe fatto.

Qualche tempo dopo ci incontrammo casualmente, e tra le altre cose gli chiesi come stava andato il suo progetto del romanzo: la risposta fu così fulminea che quasi mi misi a ridere. «Non riesco a trovare il tool adatto per scrivere il mio romanzo.»

A prescindere che per scrivere un romanzo potrebbe bastare un semplice editor di testo senza cercare altri prodotti specifici, magari anche costosi, ma il tono di disfatta, con cui me lo disse davvero mi colpì: sembrava davvero che questo unico problema fosse un masso che gli impedisse di progredire per la via della stesura del suo romanzo. Gli chiesi allora «ok, non trovi il programma adatto a scrivere, ma il lavoro a monte della scrittura come sta andando?» Mi riferivo alla creazione di una ossatura del suo racconto, l’analisi dei personaggio che ne avrebbero fatto parte, la ricerca dei luoghi da usare come sfondo, della lingua utilizzata e così via; ma lui, scoraggiato, mi rispose «non trovo l’attrezzo giusto per scrivere il romanzo: perché perdere tempo con il resto.»

Questo è quello che io definisco un iniziare una cosa già finita. Già finita perché in realtà lui non voleva iniziare a scrivere un romanzo: lo prendeva l’idea di farlo, lo catturava l’idea di perdersi in paesaggi e discorsi tra il suo personaggio principale ed i personaggio secondari e così via; ma di fatto non aveva la minima idea di come si iniziasse a preparare la stesura di un romanzo. Probabilmente la sua idea di scrivere un romanzo era quella di mettersi davanti alla tastiera e scrivere senza soluzione di continuità dall’inizio alla fine del suo racconto. 

E questo dimostra, per chi ancora non avesse inquadrato il problema, che iniziare qualcosa richiede molto più della cosa stessa che vogliamo iniziare. 

Iniziare qualcosa vuol dire cercare, studiare un metodo, cercare altri che abbiano già fatto qualcosa di simile per capire come l’ha affrontato, ma non a scopo di copiare, ma per avere una traccia da seguire per la nostra novità da iniziare.

Insomma: iniziare è un po’ come partire… ossia morire e rinascere con la mente rivolta alla nuova cosa che vogliamo fare. 

Non dico che dobbiamo riprogrammare il cervello in modo che punti solo alla nostra novità, ma sicuramente va, quanto meno, presa una parte della nostra mente e dedicata alla nostra nuova avventura. Dobbiamo dedicargli tempo, energie, voglia ed interesse. Senza tutte queste cose, una cosa che iniziamo come nuova non avrà mai futuro: si seccherà per strada come una pianta che non abbeveriamo più o meno regolarmente. Ed ognuno di noi sa perfettamente quanto ci fa star male vedere una pianta che abbiamo curato, con quanta più attenzione possibile, morire perché ci siamo dimenticati di darle da bere!!

Iniziare per molti risulta essere una sciocchezza, ma quanti poi vanno avanti sino a raggiungere la propria meta prestabilita? Pochi, molto pochi. 

E voi? Riuscite ad iniziare e portare avanti i vostri nuovi progetti ?

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